giovedì 28 maggio 2015

Il grande Gatsby – il dramma romantico è sempre specchio del suo tempo



 The Great Gatsby
Produzione
USA|Australia|
2013Regia Baz LuhrmannSoggetto dal romanzo omonimo di Francis Scott FitzgeraldSceneggiatura Baz Luhrmann|Craig PearceMusiche Craig ArmstrongScenografia e costumi Catherine MartinCon Leonardo DiCaprio|Tobey Maguire|Carey Mulligan|Joel Edgerton|Elizabeth Debicki


Nick sogna di diventare scrittore, ma non ci crede abbastanza. Si trasferisce a New York presso la baia di Long Island per iniziare a lavorare in borsa. Dall'altro lato della baia abita già sua cugina Daisy che è sposata ad un uomo ricco e ha una figlia. La grandissima casa del suo vicino è invece una specie di mistero: è di proprietà di un certo Jay Gatsby che non si fa vedere spesso, ma ogni settimana la sua villa è aperta per feste grandiose, dove si riversa tutta la città in cerca di divertimento e lusso. Ma perché quell'uomo appare così riservato e così mondano insieme? La risposta è una storia d’amore e anche di molto altro. 
 
Siamo a New York e sono i ruggenti anni venti, un decennio paurosamente in bilico.
Si combatte la guerra e poi si lotta per dimenticarla e farla dimenticare.
Automobili, lusso e divertimenti, alcool, il charleston e il jazz, donne dall'aspetto di bambole tristi, e tra tutto questo Gatsby, uscito dalla penna di un narratore della sua epoca.
Gatsby? Quale Gatsby?
Gatsby é un eroe di guerra, uno che una volta ha ucciso, un truffatore e un adolescente al suo primo appuntamento, un uomo dalla straordinaria propensione alla speranza e un illuso, privo e pienissimo di sentimenti allo stesso tempo. Gatsby è tante cose insieme, come il tempo di cui si fa incarnazione in questa storia. A raccontarcela è un ragazzo alla soglia dei trent'anni, il suddetto Nick: anonimo, impacciato e incline ad assolvere il ruolo di reggimoccolo (non a caso qui interpretato dalla facciotta sveglia di Tobey Maguire).
Nick ci accompagna durante il racconto sentendosi in continuazione sia fuori che dentro. Che è come quando sentiamo il desiderio di smettere di essere protagonisti della nostra vita per diventarne narratori perché sappiamo che solo così riusciremmo a capirne qualcosa: solo con un pizzico di distanza, quella che c'è quando leggiamo un romanzo o vediamo un film.
Quei grandi che hanno scritto, dipinto, costruito o girato ciò che era destinato a diventare nostra cultura hanno sempre saputo partecipare del loro tempo e insieme distanziarsene abbastanza da poterlo raccontare.Il grande Gatsby è per eccellenza la tragedia borghese romantica e realistica degli anni venti, se vogliamo ancor più melodrammatica di quella ottocentesca. É il dramma individuale in una società che è tutta apparenza, ricchi, nuovi ricchi e miserabili, la morale sopra e il marcio sotto. Baz Luhrmann, anche con questo suo ultimo film, si fa forte di una storia già destinata a rimanere nel tempo, e la vuole avvicinare a noi ancora di più. Sa che nei contenuti non c'è nulla che non possiamo comprendere, nulla di cui non si debba scandalizzare nel bene o nel male anche l'uomo del nostro tempo. Infatti, com'è nel suo stile, usa la musica e un potente impatto visivo per avvicinarci alla vicenda. La musica è letteralmente coprotagonista accanto ai personaggi e la semplice e malinconica Young and beautiful, che diventa leitmotiv del film, rappresenta piuttosto bene l'essenza della storia. La bellezza e la giovinezza forse danno sicurezza per un po', ma dopo? L'amore non è niente se non è riconosciuto dal resto della società, non serve. Così è il mondo in cui vivevano Gatsby e Daisy, la donna di cui lui è da sempre innamorato. Tant'è che lei desidera per sua figlia che sia bella e stupida. É la cosa migliore. É l'unica cosa che dà sicurezza. Comunque questa non è certo una realtà morta e sepolta.
Will you still love me when I'm no longer young and beautiful?
Will you still love me when I got nothing but my aching soul?


Il grande Gatsby è in grado di mostrarci quel deserto affollatissimo che era la città, che erano le feste. Come hanno fatto le parole del romanzo prima di lui, qui riprese con pedissequa insistenza, il film riesce a scandagliare l'animo dei personaggi e a mostrarcene il dramma interiore, quel dramma destinato a palesarsi all'esterno in maniera inevitabilmente distruttiva.Con la potenza delle immagini che Luhrmann sceglie riusciamo a cogliere la complessa figura di Gatsby, e con lui il suo decennio, dotato di sentimenti enormi, ma, in maniera pura e infantile, completamente incapace di gestirli.
Sapeva che la sua mente non sarebbe mai più stata libera di spaziare, come la mente di un Dio. Che l'innamorarsi avrebbe cambiato il suo destino per sempre.(Nick parlando di Gatsby)
Ma la mia vita deve puntare in alto.(Gatsby)
Il suo amore forse era forte e vero e per di più gratuitamente ricambiato, ma lui pensò ugualmente di dover possedere un castello per guadagnarselo.
Questa era la strana speranza che lo guidava: la convinzione di doversi e potersi costruire da sé. La certezza di non poter lasciare nulla al caso, ma che così facendo avrebbe potuto ottenere qualunque cosa.
Questo film non ha grossi difetti di cui parlare, è coinvolgente e racconta bene una storia che non ha certo bisogno di ulteriori approvazioni. Racconta bene anche quella maglia di simboli che si pongono dietro ad ogni elemento che fa da scenografia al racconto, a partire dalle auto, passando per la luce verde e per gli dei di cartone e vernice del consumismo, per arrivare alla piscina.
Il primo incontro tra Daisy e Gatsby è una sequenza davvero perfetta, calibratissima nei tempi, nella recitazione, in tutto. A questa si aggiungono la litigata finale nell'hotel in città e l'incidente. Tre momenti costruiti con una bravura impossibile da non notare.
A far del bene a questo film si aggiungono un ottimo Di Caprio nel ruolo del protagonista e una altrettanto brava Carey Mulligan che interpreta la sua controparte femminile. Lei ha il merito di avere lo sguardo giusto per interpretare la dolce, ma inesorabilmente spaventata Daisy.
Inoltre è decisamente un effetto collaterale molto bello quando un film porta il pubblico a desiderare di riprendere in mano un libro.


14 commenti:

  1. Magnifico. Ma io adoro Luhrmann, sempre. Mouling Rouge quant'è bello.
    Il suo Gatsby, ad esempio, strano ma vero, mi è piaciuto più di quello di Fitzgerald.

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    1. Moulin Rouge è molto ben fatto nella sua semplicità. Romeo+giulietta l'ho trovato un po' eccessivo la prima volta che l'ho visto, dovrei rivederlo!

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  2. Io invece Baz Luhrmann non lo reggo, ha fatto un film (bellissimo) in vita sua, gli altri mi creano più fastidio che ammirazione, in questo ad esempio, ho apprezzato solo la prova di Di Caprio ;-) Cheers!

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    1. Qual è quello bellissimo? :)

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  3. Sai che invece questo film non mi ha convinto del tutto, mi ha lasciato veramente pochissimo.
    Non un brutto film sicuramente, ma neanche completamente riuscito. :)

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    1. io invece soprattutto da dopo il primo in contro tra Daisy e Gatsby l'ho trovato molto coinvolgente! Quindi per me riuscito. Penso che comunque sia uno stile che deve piacere, è particolare e può anche risultare irritante ;)

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  4. Dire quanto mi sia piaciuto sto film è estremamente riduttivo. Madonna Santa DiCaprio poi...

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    1. verissimo. DiCaprio proprio bravo e sicuramente diretto bene :)

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  5. Film che non mi ha convinto. Non tanto perché sia brutto, ma perché è così intento ad ostentare il proprio barocchismo (tipico di Luhrman, regista per cui non vado decisamente pazzo) da diventare pesante e quasi insostenibile verso la fine. Senza contare che è così preso ad essere fedele al libro (ne cita interi passi!) da dimenticare il mezzo cinema.
    Che poi, idea mia, sai che bello sarebbe stato se alla fine, dopo che succede 'quella cosa', tutti gli effettoni cari al caro Baz si fossero dissolti per una messa in scena che più spoglia di così non si può? Avrebbe dato tutto il senso di vuoto che stava in quelle feste/società.

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    1. Non sono d'accordo sul fatto che dimentichi il mezzo cinema. Anzi lo apprezzo proprio perché al contrario di altri usa il suo "stile" a servizio del film e non in maniera autoreferenziale come fanno tanti anche super amati dalla critica. Però sul fatto che se uno non ama questo stile lo possa trovare terribilmente tedioso (e questo è male) sono d'accordo. ;-)

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  6. Bello, bello, bello. Ma io sono di parte, amo follemente Luhrman. Romeo+Juliet pensa che a me è piaciuto proprio per quel suo essere eccessivo...

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    1. Concordo! Bello! :)
      Romeo+Juliet mi era piaciuto, ma qui c'è più equilibrio, e un dialogo non più solo di contrasti, tra gli "eccessi" visivi/scenici e il contenuto della storia, l'ho trovato un modo più maturo di usare il suo stile esuberante

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  7. La gente è divisa in due su questo: o lo odia o lo ama. A me non è piaciuto, sarà che Di Caprio e faccialessa non li adoro, ma proprio non mi ha trasmesso molto. Mi rendo conto che sia un peccato, visivamene spacca.

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    1. sì è stato proprio smontato o adorato!
      Ma Di Caprio è proprio bravo, suvvia! ;-)

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