domenica 26 marzo 2017

La Bella e la Bestia è un film inutile?

'' Non ballavo da anni,
avevo quasi dimenticato la sensazione. ''
C'è una scena che tutti bene o male conoscono de La Bella e la Bestia, quella del ballo nel salone vuoto, Mrs Brick che canta e a finire sul terrazzo.
Il ballo è per i due personaggi simbolo di una grazia ritrovata nello stare insieme, il ballo è qualcosa che si può fare solo se si è un sistema armonioso, attenti all'altro e al proprio corpo.
Ma il ballo è anche lasciarsi andare, lasciarsi guidare da una musica, liberarsi della rigidità della mente solo per un po'.
Ora io chiederei questo a tutti quelli che hanno avuto dei dubbi sull'utilità del remake Disney di La Bella e la Bestia: quand'è stata l'ultima volta che vi siete lasciati andare? L'ultima volta che vi siete fatti guidare solo da un ricordo e avete lasciato che riempisse qualche piccolo vuoto con la sua presenza?
Vi ricordate la sensazione?
Ecco, è per questo che il live action de La Bella e la Bestia non è un film inutile. Se non siete riusciti a lasciarvici andare è un altro discorso, o una questione di gusto, ma questa campana dell'inutilità che continua a suonare contro la Disney è un po' una fesseria.
Ok, ma passiamo al film.
Emma Watson è un'attrice insipida come poche, non è Belle. Belle è mora, occhioni dolci e giganti, tratti decisi, sicura di sé ed espressiva. Non so come gli sia venuto in mente di affidare questo ruolo alla pochissimo espressiva Emma Watson. Dove pochissimo è addirittura un eufemismo. (cioè in realtà lo so benissimo, mica so' scema, e nemmeno la Disney lo è)
Il trucco e la computer grafica che hanno usato per la Bestia ne fanno un gattone con le corna. Non è la Bestia, è più un cosplay fatto molto bene della Bestia. Ma possiamo anche farlo passare. Sotto, credo che Dan Stevens abbia fatto un discreto lavoro. Le espressioni e le movenze del principe peloso sono buone e se non ho capito male è motion capture.
Parliamo poi del doppiaggio: hanno invitato a casa Disney nomi di un certo spessore, Ewan McGregor, Emma Thompson, Stanley Tucci, Ian McKellen, che spariscono completamente nella versione Italaina. É evidente che i doppiatori in questo film sono una parte integrante. Per fortuna, al contrario della scelta fatta per Il libro della giungla, per La Bella e la Bestia la produzione italiana ha scelto per lo più dei veri doppiatori. Grazie, avete fatto il vostro dovere.
Inoltre questo riadattamento è stato reso un po' più musical di quel che già era e per l'occasione hanno ingaggiato, per riadattare le musiche e comporre dei nuovi pezzi, il noto paroliere Tim Rice e Alan Menken, l'autore delle colonne sonore della mia infanzia e anche di quella di questo cartone.
Il doppiaggio dei brani, per una persona con un minimo di senso critico, seppur non fatto malissimo, lascia a desiderare di aver visto l'originale. Comunque ad essere onesti il risultato complessivo non è al top, ma nemmeno pessimo. Pensiate poi che non doppiare le canzoni sarebbe stato un suicidio.
Infine il film non è fantastico nemmeno registicamente o nell'adattamento della sceneggiatura. Non mi è piaciuta la netta suddivisione in sequenze che c'era già nel cartone, per il live action avrei preferito uno stile narrativo più legato.
Cenerentola del 2015, da questo punto di vista, si poneva qualche spanna al di sopra.
Eppure io non lo posso negare, mi sono emozionata.
Non poco.
Dall'inizio alla fine. Quei frammenti di sequenza ricostruiti pari pari, a ricordare il cartone, quel ballo così iconico reso più reale che mai, il castello animato, l'accogliente “stia con noi” delle suppellettili, tutte queste cose riportate sul grande schermo in un'altra forma, sono riuscite a raccontarmi da capo qualcosa che avevo dimenticato. Non parlo della storia in sé, per la quale avrei potuto semplicemente rivedere il cartone, parlo di una sensazione che ormai è passata, un ricordo che questo remake riesce a stimolare.
Ovvio, super ovvio, che Disney sappia di essere stata la colonna sonora dell'infanzia di molti. Sa che qualcuno, anzi più di qualcuno, un quindicennio fa adorava quel candelabro dall'accento francese (e tra l'altro ha imparato così la parola candelabro!) e quella pendola a cui si spalancava il quadrante in continuazione. La Disney sa di aver fatto crescere la nostra immaginazione, o di aver quanto meno contribuito.
Non fa niente di male a riprendersi in mano, citarsi. Vero che è più che altro la fabbrica dei soldi che lo richiede, ma la Disney può e deve raccontarsi.
É un colosso, ha una storia importante sulle spalle, se non si racconta lei, chi?
Se poi lo fa così io ci sto e ci starò volta per volta per poi dare la mia personale opinione. Perché quello che hanno ricreato in questo film, tra personaggi, scenografia e costumi è decisamente un lavoro splendido. Proprio il fatto che guardandolo ci ricorda tanto il cartone ci dovrebbe far pensare che del pensiero ce n'è stato. Perché ovviamente le suppellettili animate sono state reinventate completamente, ridisegnate, ma con l'intento di rimandare comunque, senza scampo, al ricordo che ne avevamo.
Ce n'era bisogno? Che utilità ha avuto questa operazione?
Ve lo ripeto, Disney ci ha raccontato un ricordo che aveva in comune con noi.
Si parlava giusto l'altro giorno, con Kubo, di vuoti di memoria. E non è questo il post per approfondire questo argomento, ma siamo nell'era dei vuoti di memoria. Per cui, cara Disney, racconta pure.
Racconta anche quello che hai già raccontato, ricordaci com'era.
Spolvera quello che necessita di essere aggiornato, come hai fatto con Cenerentola e Mowgli.
Se lo farai sempre con la classe che hai dimostrato per questi tre remake, fallo pure!

Fatemi sapere come la pensate :)

Consigli per la serata: Robin Williams

venerdì 24 marzo 2017

Consigli per la serata: amore all'inglese, famigliare o pazzo e stupido

#staserainTV


~ Un matrimonio all'inglese ~ 
Io stasera consiglio questo film ma, che poi non si dica che non vi avevo avvisato, non è una commedia da tutti i palati. Se non apprezzate il macabro così detto umorismo inglese, non apprezzerete questa piccola chicca.
Un ottimo cast, splendidamente diretto!
Una trama da commedia, ma con risvolti da dramma.
Rampollo di una borghesissima famiglia inglese degli anni '30 porta a casa dai suoi la sua nuova moglie americana conosciuta in vacanza. Gli equivoci, lo scompiglio e le trappole tese alla virtù altrui per farla crollare, faranno saltare, anche se solo per un momento, qualche maschera.

Rai Movie h 21:20



Per i palati schizzinosi, quelli che non apprezzano, vi segnalo altre due commediole adattissime ad un intrattenimento serale da cervello semi-spento.


~ Sapori e dissapori ~ Interessante accoppiata: Catherine Zeta-Jones & Aaron Eckhart (che tra parentesi ho stra adorato nelle sue ultime interpretazioni: Sully e Bleed)
Commediola adatta un po' a tutti, innocua, ma ben fatta. Romantica e famigliare. Vedibile e godibile.
[La5 h 21.10]












~ Crazy stupid love ~ se siete di quelli che si sono innamorati della coppia Ryan Gosling & EmmaStone, intanto vi consiglio di ripigliarvi un attimo, poi potete recuperare anche questo filmettino in cui recitano assieme. Anche se io lo vedrei principalmente per Steve Carrell, un attore con la A maiuscola, ma non vi giudico, ognuno ha le sue priorità. XD
Fatto sta che questa è una commedia con qualche lato intelligente, ma pochi, non l'ho amata tanto... nonostante Steve Carrell. Però è vedibile.
[Italia 1 h 21.10]











 
In ogni caso, BUONA SERATA


martedì 21 marzo 2017

Consigli per la serata: rimarrete incollati allo schermo

~ Inside man ~
Se siete amanti di quei film tanto americani, con gli ostaggi, i negoziatori, i cattivi, i buoni... che spesso però sono scritti e diretti tutti allo stesso modo, allora questo film vi stupirà! Quel che si può definire un film d'autore travestito da tipico thriller con Denzel Washington.
Già dalla prima scena Spike Lee dimostra di non aver letto il manuale del bravo regista, sfonda la quarta parete e così, con lo sguardo magnetico di Clive Owen che guarda diritto in macchina, cattura subito lo spettatore e, vi assicuro, non lo lascia più andare fino alla fine del film!
Rete 4 h 21:15 ●


~ Le vite degli altri ~
Un altro film che decisamente non vi lascerà possibilità di distrarvi è questo. In seconda serata. Oscar per il miglior film straniero nel 2007.
Questo è un dramma in ambientazione storica. Ricrea perfettamente la sua ambientazione: Berlino est, qualche anno prima della caduta del muro. Protagonisti sono una spia della Stasi e la coppia di artisti che è incaricato di controllare.
Lui, un noto scrittore teatrale, si sente al sicuro e ha una verità scomoda da rivelare.
Il realismo e i dettagli dell'ambientazione, l'intensità della storia e i personaggi fanno di questo film un piccolo capolavoro.
Rai Movie h 23.10 ●

In ogni caso, BUONA SERATA

domenica 19 marzo 2017

Consigli per la serata: missioni spaziali e non

~ Gravity ~ 

 
Fantascienza secondo Alfonso Cuaron con tanta Sandra Bullocke un po' di George Clooney.
E' un film ambientato fuori dall'atmosfera terrestre, ma la storia è molto umana. C'è una mamma ferita, una donna che sopravvive con addosso la consapevolezza di non aver più nulla da perdere, che durante questa avventura fantascientifica riuscirà ad accettare che non è così e proteggerà la sua vita con forza.
Cuaron ci regala una rappresentazione dello spazio che comunica allo spettatore attraverso la perfetta orchestrazione di suono e immagine. Davvero da non perdere!
IRIS h 21:00



~ Mission ~


Candidato a sette premi oscar nell' '87 Mission è una visione abbastanza imprescindibile, non fosse altro che per conoscere l'origine del tema Gabriel's Oboe che tutti avrete sentito.
Gabriel (Jeremy Irons) è un missionario gesuita, metà del diciottesimo secolo, e grazie alla musica riesce a farsi ascoltare da una popolazione tribale, costruisce la sua missione accanto ad un insolito compagno (Robert de Niro), un assassino e schiavista alla disperata ricerca di sollievo dal peso delle sue colpe.
Ve lo dico: finisce malissimo.
Rai Storia h 21:10



Spanglish invece è una commedia dall'intento più che intelligente e interessante, ma risolto in maniera stupidella, peccato!
LA7D h 21:05 
 


Intervista col vampiro non l''ho ancora mai visto, ditemi voi!
Paramount Channel h 21:10




Australia è un insolito Baz Luhrmann, insolito perchè è un dramma romantico molto classico. Da vedere anche solo per Nicole Kidman e Hugh Jackman, che io non disdegno per nulla.
NOVE h 21:14



Insomma c'è ampia scelta... in ogni caso, BUONA SERATA


[TRA CINEMA E PITTURA] “Il deserto rosso”: Michelangelo Antonioni incontra Henri Matisse.


Salve a tutti e benvenuti in questo capitolo di "Tra Cinema e Pittura". 
Inizio ringraziando S a m per aver accettato questa collaborazione, nella speranza che il seguente articolo possa in qualche modo dare al blog un contenuto gradevole per i lettori, e magari qualche spunto di riflessione interessante. 

Ho necessità inoltre di introdurre - molto brevemente - il tipo di articolo in questione per chi non ne abbia mai sentito parlare: in "Tra Cinema e Pittura" metto a paragone scene/inquadrature/sequenze di film che prendono ispirazione da opere pittoriche(all'occorrenza scultoree) famose. L'obiettivo è innanzitutto quello di creare un "ponte" tra queste due forme d'arte che hanno molto in comune, e quello di far conoscere opere pittoriche a chi è appassionato di cinema(ovviamente anche far conoscere film a chi è appassionato di storia dell'arte) e di poter mettere in risalto aspetti delle due arti che, messe a paragone, possono rivelarsi ancora più interessanti.




"Il deserto rosso" è il primo film a colori di Michelangelo Antonioni. Il regista dunque decide di strutturare il film sfruttando i colori come veri e propri protagonisti della scena. 
Sono poche le personalità del mondo del cinema che hanno saputo realmente utilizzare il colore per quello che è, e non come semplice qualità di un oggetto. 

Un dato colore comincia ad esistere all'interno di un film laddove cessa di presentarsi come una pura e semplice "qualità del visibile" e si costituisce al contrario come qualità "tout court".


Antonioni gira dunque un film nella quale il protagonista è il "colore esposto", ovvero il colore che il film "estrapola" dall'oggetto. Esso diventa espressione dell'emotività, diventa un personaggio a tutti gli effetti, nel bene e nel male.

Autore: Henri Matisse
TitoloLa stanza rossa(o Armonia in rosso)
Data: 1908
UbicazioneMuseo statale Ermitage, San Pietroburgo
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 180 x 220 cm

Chi più di Henri Matisse, maggior esponente dei "fauves", può essere accostato al concetto di "colore esposto"?

Il realismo non è di interesse del pittore, il cui unico obiettivo è quello di descrivere uno stato d'animo, abolendo quasi completamente la prospettiva e i piani verticali ed orizzontali attraverso l'uso di una grandissima quantità di rosso estremamente vivido.

Nota: il dipinto era stato inizialmente concepito come "Armonia in verde"(con conseguente fondo verde) e successivamente come "Armonia in azzurro". Matisse, ancora una volta non soddisfatto, decisa di iniziare da capo. Scelse il rosso.

La vastità dello sfondo che occupa gran parte della tela confonde lo spettatore dando l'illusione di un unico piano senza profondità, nel quale lo sguardo si perde tra le varie decorazioni che sono dislocate nell'intero dipinto come in un grande tappeto(non a caso i fauves, e Matisse in particolare, sono stati gli artisti che più hanno avuto a che fare con l'arte africana/persiana). 

Il soggetto di un quadro è il suo sfondo hanno lo stesso valore.


La confusione lascia spazio alla tranquillità nel momento in cui vengono accettati i presupposti anti-realisti del dipinto, che si trasforma in una grandissima suggestione, che porta ad una particolare calma e serenità della scena. Tutto ciò che vediamo infatti è predisposto per essere quanto più accogliente ed armonioso possibile("Armonia in rosso", appunto), e l'annullamento della profondità unito alla semplificazione del tratto(le linee sinuose delle decorazioni richiamano quelle degli alberi, del corpo della cameriera, per esempio) e del colore(puro, senza chiaroscuri e quasi totalmente facente parte delle tonalità vicine ai colori primari) dona al dipinto un'aria "domestica", calda e colloquiale.

Riporto ogni soggetto ai sentimenti umani.


Lo studio del colore come elemento espressivo e non qualitativo dell'oggetto vede in Matisse uno dei suoi più grandi realizzatori. Il suo processo di "semplificazione"(per comprendere meglio si dia un'occhiata alla successione dei seguenti 3 dipinti, rispettivamente degli anni 1894, 1899, 1905: "Donna che legge", "Natura morta con arance", "Donna con cappello") del tratto e di assolutizzazione del colore ha dato vita ad una vera e propria concezione del colore come veicolo di sensazioni. Un vero e proprio "sentimento dello spazio mediante il colore".


Sono anche convinto che il risultato migliore lo si ottiene se il pubblico non avverte più il colore come un fatto a sé stante, ma lo accetta come sostanza figurativa della vicenda stessa.


Partendo proprio da questa affermazione di Michelangelo Antonioni diventa chiaro come l'idea alla base del film sia quella di dare un'identità al colore come personaggio facente parte della scena. Il regista dedica completamente il suo film allo studio del colore, basti pensare che il titolo sarebbe dovuto essere, in un primo momento, "Celeste e verde".

Egli pensò ad una scena per la quale avrebbe fatto dipingere un lato intero di un bosco di bianco. Per vari problemi quali la posizione degli alberi rispetto al sole, la manodopera e i vari permessi, l'idea fu scartata.

L'inquadratura qua sopra è un rimando nettissimo all'opera di Matisse, la quale però non esprime gli stessi concetti del dipinto sopra analizzato nell'ambito della sola scena in cui è presente, ma racchiude in sé tutto il concetto di un intero film. In altre parole, questo frame non è altro che un marchio che, facendo eco allo stile e alle idee del pittore francese, sancisce e conferma allo stesso tempo l'intento primo della pellicola.

Al cambiare delle situazioni e degli stati d'animo dei protagonisti, la scenografia viene modellata per far si che tali cambiamenti non sembrino avvenire su di un palco teatrale, rimanendo sempre in linea con un'impostazione visiva prettamente cinematografica(emblematica la scena nella quale uno sfondo di colore rosso viene letteralmente distrutto dai personaggi. Tale atto è inserito in un momento di transizione dell'atmosfera e delle sensazioni dei personaggi che, sebbene nello stesso posto, portano il "palcoscenico" a cambiare colore, quindi aspetto in relazione ai loro stati d'animo).

Le associazioni colore-emozione non sono stereotipate nella pellicola, ed è lo spettatore ad associare, con diverse sfumature, delle sensazioni a ciò che vede. Ne risulta che il colore, entità a se stante, non può essere inscritto in delle classificazioni "standard", ma suggerisce diverse emozioni a seconda del fruitore. Proprio come il verde, poi l'azzurro, poi ancora il rosso, assumono significato di calma e tranquillità, così il rosso di Antonioni passa dalla lussuria, all'inquietudine, all'ilarità. 

Questa corrispondenza dunque non è solo un omaggio ad un grande artista che ha fatto la storia del '900 e che è stato essenziale per tutte le correnti di avanguardia, ma è un tributo al colore e alla sua rivalsa come essenza viva del processo artistico.  La consapevolezza di Antonioni delle sue capacità e delle potenzialità che il colore può avere nell'opera d'arte lo portano a costruire una storia che non può non tener conto del ruolo che esso ha nello sviluppo narrativo e del suo potere di espressione. Una consapevolezza che ha cambiato il modo di intendere il mezzo cinematografico.

Grande importanza in quest'opera ha avuto Carlo Di Palma, direttore della fotografia che ha lavorato con artisti come Bertolucci, Allen, Rossellini, Scola, Monicelli. 



Ringrazio nuovamente S a m per avermi dato la possibilità di scrivere questo articolo sul blog e vi invito dunque a dare un'occhiata a La tomba per le lucciole, nel quale potrete trovare articoli riguardanti Cinema, Videogiochi e Libri, nonché tutti gli altri episodi di "Tra Cinema e Pittura". Spero che l'articolo possa darvi qualche prospettiva diversa per la fruizione del film e che la rubrica sia stata di vostro interesse.




I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.  -Pablo Picasso.

Il colore è un potere che influenza direttamente l’anima.  -Vasilij Vasil'evič Kandinskij.

Il colore è un mezzo di esercitare sull'anima un'influenza diretta. Il colore è un tasto, l'occhio il martelletto che lo colpisce, l'anima lo strumento dalle mille corde.  -Vasilij Vasil'evič Kandinskij.

Il colore ci ha permesso di rendere la nostra emozione senza mescolare e senza reimpiegare i vecchi mezzi costrittivi.  -Henri Matisse.