sabato 4 giugno 2016

QUALCOSA CHE HAI perso per sempre

 
un corto di Alessandra Botton|Sara Erica Galletti|Giulia Greggio|Valentina Greggio|Sara Vacchi
con Amedeo Paolo Battipaglia|Alessandra Botton


Muahahah non vedevo l'ora di scrivere questa intestazione, con la grafica che uso per tutti gli altri film, ma questa volta con i nostri nomi! C'è anche il mio. Che ovviamente non è Sam. Quindi da oggi, un pochino, smetto di essere Sam... e devo dire che la cosa non mi dispiace troppo.
Ma bando alle ciance!

Se dovessi fare quello che faccio per gli altri film che passano su questo blog (cioè la critica ignorante, pignola e pedante) dovrei dire che non è bellissimo, non è perfetto e non ha nulla di speciale. Ma questo solo se non contassi il fatto che nel poco tempo che avevamo a disposizione ci abbiamo messo tutto quello che potevamo, ognuno del suo meglio, e poi davvero tanta tanta passione. Contando ciò, anche a Sam tocca ammettere che è pazzesco! Un grande risultato!

Sapendo l'entusiasmo di tutti i partecipanti mi sento di fare una previsione azzardata: non rimarremo principianti per sempre! ;-)

Il genere di questo corto è drammatico, ma non spaventatevi non-amanti-del-genere, per questa volta avevamo un tema prestabilito da seguire, in futuro ci butteremo quasi sicuramente anche su temi meno romantici e più vivaci.

In ogni caso la cosa più importante è stata che ci siamo divertiti e poi abbiamo imparato tante cose utili che sfrutteremo nel prossimo progetto.
Perché ovviamente ...questo è solo l'inizio. Rimanete sintonizzati!

E vi invito
Poiché la cosa più bella è stata incontrarsi, se qualcuno volesse collaborare con noi per nuovi progetti sarebbe sicuramente bellissimo! 
Anche se distanti. Considerate che noi eravamo sparsi su cinque città diverse e siamo riusciti lo stesso a lavorare assieme. Per cui se siete interessati a giocare a questo gioco anche voi, parliamone, un modo poi lo troviamo! ;-)

Vi lascio al corto:
(consiglio di cliccare YOUtube in basso a destra per poterlo vedere a schermo intero) 





mercoledì 1 giugno 2016

Liebster Award!

Per chi non lo sapesse il Liebster Award è sostanzialmente una catena di sant'Antonio! Allora qualcuno giustamente si chiederà... ma questi blogger... sono tutti degli adolescenti che non sanno che fare nel loro tempo libero?!
Ovvio che no. Questo è solo uno strumento per dare più visibilità ai neoblogger. Anche a quelli antipatici come me, che fanno luuuunghe assenze.
Infatti queste sono le regole:

1_Ringraziare e rispondere alle undici domande di chi ti ha premiato
2_Scrivere undici notizie/curiosità su te stesso
3_Premiare altri undici blogger meritevoli (che non raggiungano i 200 followers)
4_Comunicare la vincita sulle bacheche dei blog premiati
5_Proporre ai premiati altre undici domande


Cominciamo...


Ringraziare e rispondere alle undici domande di chi ti ha premiato

Grazie mille a Kris Kelvin di SOLARIS e Alfonso Maiorino di Non c'è Paragone per essersi ricordati di me nonostante le mie lunghe assenze! Non potevo certo mancare di rispondere alle loro domande ;-)

Domande di Kris

Il regista più sopravvalutato?
Il regista più sottovalutato?
Non so mai rispondere a queste domande, col tempo forse avrò anch'io delle opinioni a riguardo.

Cosa rispondi a chi dice "era meglio il libro"?
Non stai pensando quadrimensionalmente!

Il film che "ce l'hai lì da vedere" ma non ne hai il coraggio...
Tanti... più che il coraggio di solito mancano il momento o la compagnia adatti.

Il film che avresti voluto vedere al cinema.
Gravity!

Il film che hai visto più volte.
Quelli della testata del mio blog direi.

Sei mai uscito dal cinema prima della fine di un film?
Ebbene sì.

Sei favorevole all'intervallo al cinema?
Bhe... a volte cade proprio a pennello, in quell'istante in cui hai bisogno di girarti a destra o a sinistra e mostrare il tuo entusiasmo o la tua rimostranza a qualcuno!

Quanta strada sei disposto a fare per vedere un film che non viene programmato vicino a te?
Di solito, tra salette e multisale non posso lamentarmi, danno un po' di tutto vicino a me. La domanda giusta è: ...e se nessuno ti accompagna?

Quanto tempo dedichi al tuo blog?
Ultimamente poco. Ma a cose connesse al motivo per cui l'ho aperto dedico sempre del tempo!

Come hai scelto il nome del tuo blog?
Non ricordo già più. Volevo essere Sam.... come nei film ricorda l'incoraggiamento di Sam a Frodo – é come nelle grandi avventure... - 

 

Domande di Alfonso

Qual è il film che piace a tutti, ma tu odi impunemente?
Pulp fiction (ora mi odi tu...)

Il tuo lavoro/ambito di studio ha a che fare con il cinema oppure fai tutt'altro?
Tutt'altro. Ma sono una sostenitrice dell'interdisciplinarità: tutt'altro non è mai tutt'altro.

Che sport segui?
Nessuno

Cosa succede nella tua testa cuando noti un errore grammaticale gravissimo?
Da cuando in poi la domanda è diventata in balenese (presente Alla ricerca di Nemo?)

Qual è il tuo libro preferito?
Le cronache di Narnia

E uno che hai cominciato ma non sei mai riuscito a finire?
Non ho mai letto le ultimissime pagine di 1984... era troppo triste, sapevo come sarebbe finito.

Hai mai messo una canzone in repeat talmente tante volte da impararla a memoria subito?
Ovvio...ovvio...ovvio...ovvio

Qual è la cosa di poco conto che ti fa più incazzare al mondo?
Che qualcuno ritenga di poco conto una cosa che mi fa incazzare. ;-)

Amore o odio? Ammazzamenti o baci e abbracci?
Entrambi!

Sei una brava persona come me che detesta le ship nelle serie TV oppure sei una di quelle che se non shippano muoiono dentro?
Manco so cosa sia una ship... non amo le serie tv in generale.

Dì il nome di un paesino sconosciuto ai più che a te piace tantissimo.
Madonna dell'acero. Non credo sia così sconosciuto... ci sono affezionata come a casa mia.




scrivere undici notizie/curiosità su te stesso

1- Undici??
2- Ma davvero??
3- ...proviamo
4- Io non ho mai creduto a Babbo Natale.
5- Errata Corrige: non ricordo di aver mai creduto a Babbo Natale.
6- Non ho idea di cosa farò da grande.
7- Avevo tre sogni nel cassetto quando ero piccola, ora ne ricordo solo due, che iella!
8- Ho la coda
9- …non è vero, basta...
10- Io non so mica nulla su di me.
11- ;-)


premiare altri undici blogger "meritevoli" (che non raggiungano i 200 followers)


P.s.: Dovete cliccarci sopra!! ;-)

comunicare la vincita sulle bacheche dei blog premiati


proporre ai premiati altre undici domande

1- Dimmi un film che per te è l'esempio perfetto del perchè bisognerebbe amare il cinema.
2- Conseguentemente alla uno: perchè bisognerebbe amare il cinema?
3- Una canzone che ti ricorda l'infanzia?
4- C'era un film di cui da piccolo sapevi a memoria tutte le battute?
5- Una canzone, un libro, una poesia, un quadro che vorresti trasformare in un film?
6- Se potessi lavorare con qualcuno del mondo del cinema che ammiri, o anche solo guardarlo lavorare, chi sceglieresti?
7- Se dovessi far conoscere il cinema ad un bambino che guarda solo televisione da dove partiresti? Perchè?
8- Io tendenzialmente non amo le serie TV, la loro qualità è per natura altalenante o proprio effimera e creano dipendenza... Un po' non approvo questo loro boom! Per te?
9- Dì un personaggio del mondo del cinema o della letteratura che stimi moltissimo.
10- Che ne pensi dell'andare al cinema da soli?
11- Chi, tra 10 o 11 punti per una qualsivoglia lista, sceglie 11?

A voi la palla!

lunedì 30 maggio 2016

Liebster Award, ringraziamenti e tante belle cose!

Mi rifaccio viva.

Lo so, non è a singhiozzo che si dovrebbe fare capolino sul proprio blog. Tuttavia, chi lo sa, magari il singhiozzo si evolverà in qualcosa di buono presto o tardi.
Oggi per esempio sono qui con una grossa novità che ovviamente voglio condividere con tutti voi.

La novità è un cortometraggio e sono fiera, felice ed entusiasta di esserne stata parte.
Abbiamo iniziato a pensarlo verso la fine di aprile ed ora siamo giunti ad un risultato. Avevamo un tema e dei tempi da rispettare e nessunissima esperienza, ma l'abbiamo fatto!

Nell'annunciarvi l'imminente arrivo del nostro corto, colgo l'occasione per ringraziare per l'ennesima volta i miei compagni di gioco. Ossia la troupe. É una fortuna che auguro a tutti quanti: incontrare qualcuno con cui poter giocare e imparare a giocare, magari proprio al proprio gioco preferito!
E così gli dedico una clip da uno dei miei film preferiti.
Dedicata in particolare a loro, ma anche a tutti quelli che non hanno ancora capito quant'è importante sapersi servire della propria immaginazione.
Che tu sia architetto, scienziato, ingegnere, insegnante, medico, gelataio... se non riusciamo a immaginare un mondo migliore non potremo mai costruirlo o progettarlo o inventarlo o addolcirlo o educarlo!

Ale, Giulia, Vale, Sara, Amedeo, ...è stato un gran bel gioco, veramente! 
 
video 

Era la primissima esperienza per ognuno di noi e ci siamo confrontati insieme, con allegria e tanta (a volte troppa) confusione con tutte le fasi di produzione di un cortometraggio; dall'idea alla post-produzione. Ora non ci resta che mostrarlo ad un pubblico...
...prossimamente su questo blog!

Questo per dire: non sono mica sparita! Tra l'altro Kris e Non c'èparagone sono venuti a bussare con il loro Liebster Award e li ringrazio per avermi pensata! Cercherò di ritagliarmi un momento per proseguire la catena anch'io, ma se non ci riuscirò spero mi perdonerete ;-)

 

venerdì 15 aprile 2016

Una notte con la regina

Produzione UK|2015
Regia Julian Jarrold
Sceneggiatura Trevor de Silva|Kevin Hood
Con Sarah Gadon|Bel Powley|Jack Reynor|Rupert Everett|Emily Watson
A royal night out
Siamo a Londra ed è l'8 maggio del 1945, il giorno in cui l'Europa uscì dalla seconda guerra mondiale: il Victory in Europe Day.
A Londra il clima è festoso e gioioso. Lo ricorda così la regina Elisabetta:
I remember lines of unknown people linking arms and walking down Whitehall, and all of us were swept along by tides of happiness and relief.” (*)
La regina allora era appena diciannovenne e la sua sorellina Margaret quattordicenne.
Quello che successe nella realtà è che quella del VE Day fu per loro una notte speciale, poiché ebbero il permesso di uscire da Buckingham Palace e, mai da sole, ma sempre insieme ad un nutrito gruppetto di amici e accompagnatori, poterono camminare per le strade di Londra e finirono poi la serata in una sala da ballo. Quello che successe nella finzione del film invece è decisamente tutt'altra storia.
Una notte con la regina, oltre ad essere una insensata trasposizione del titolo originale A royal night out, è una gradevolissima commedia che parte da un fatto vero e si trasforma in una favola rocambolesca, modesta, ma con tutti i crismi.
Nel mettere la fantasia più sfrenata a complemento di un fatto tragico, come la guerra, mi ha ricordato un po' Pomi d'ottone e manici di scopa. Mentre nei suoi due protagonisti, la principessa Elisabeth e il suo bel tenebroso incontrato per caso, questo film ha qualcosa di Vacanze romane, ma perché no anche de Gli Aristogatti e in parallelo scorre e diverte la nottata della principessa Margaret che pesca a piene mani dalla classica commedia dell'equivoco e ci regala due o tre siparietti di tutto rispetto.
É un film che funziona e intrattiene e ci riesce rifacendosi a strutture canoniche e mantenendo sullo sfondo un ritratto di quella Londra che si stava concedendo di gioire e si apriva spontaneamente a festeggiamenti cittadini. 
Badate bene: non è perfetta. Non le manca qualche calo di ritmo, alcuni dialoghi sono brillanti e altri decisamente meno, la componente seriosa cigola e inoltre non ho amato l'interpretazione dei due protagonisti principali (ma quella della frizzantissima Principessa Margaret sì).

Per cui non perderò altro tempo in chiacchiere e le assegno un pieno e meritato 7+.


(*) http://www.telegraph.co.uk/sponsored/culture/a-royal-night-out/11592265/true-story.html

domenica 10 aprile 2016

Another Earth

Produzione USA|2011
Sceneggiatura Mike Cahill|Brit Marling
Regia Mike Cahill
Con William Mapother|Brit Marling|Kumar Pallana|Jordan Baker|Robin Taylor|Flint Beverage

Another Earth

Una sola azione, un solo attimo, possono influenzare tutta la nostra vita e portarla su una strada piuttosto che su un'altra. Come si può vivere in uno scenario che avrebbe dovuto essere tanto diverso, uno scenario che ci fa tanto soffrire, un mondo che non è il migliore dei mondi possibili?
Concorderanno un po' tutti, anche l'appena citato Voltaire, che il tema di questo film è tremendamente filosoficamente ambizioso e sembra poter volgere a risvolti anche molto interessanti. Mike Cahill sceglie però un mood drammatico, sceglie di spremere le emozioni del pubblico piuttosto che farcelo arrivare con l'intelletto, sceglie senza motivazione uno stile poco cinematografico e alla fine non riesce proprio a convincermi.

sabato 9 aprile 2016

Con poche parole: Race – Il colore della vittoria

Dopo un primo tempo piatto e poco accattivante la seconda parte si fa più cinematografica. Questo però non basta per poter concedere al film un voto d'eccellenza.

La parola race in inglese significa corsa/gara, ma anche razza. Volendone fare un problema linguistico, nel 2016 bisognerebbe avere già chiaro che il concetto di razza non si può utilizzare se stiamo parlando di uomini, infatti siamo tutti della stessa categoria: siamo esseri umani, una sola razza. Ma ancora tuona il cannone!
Ottant'anni fa, epoca dei fatti di Race, questo concetto era ancora meno chiaro (o così preferiamo semplicisticamente dire) ed è anche di questo che vorrebbe parlare il film mentre racconta la storia dei successi dell'atleta nero Jesse Owens alle olimpiadi di Berlino del 1936. Per via delle politiche razziali che stava intraprendendo la Germania, molte nazioni scelsero di boicottare l'evento, l'America decise invece di parteciparvi. 

Il film fa il suo dovere narrativo, se così si può dire, ma nulla di più.
La sceneggiatura è quasi interamente scritta col manuale del film biografico-sportivo e questo è probabilmente il suo punto più debole. I momenti che alla fine risultano pensati e scritti appositamente su questa storia, su queste vicende, sono pochi, troppo pochi. 
Il risultato è che tra il pubblico c'è chi non si accontenta e pensa che avendoci messo un po' di scrittura in più questo film avrebbe potuto essere più comunicativo, magari avrebbe rischaito di diventare meno concreto, ma forse sarebbe stato più vero.
In fondo non è questo il cinema?