lunedì 20 febbraio 2017

Due parole su Manchester by the sea

Lee fa il tuttofare, conduce un'esistenza misera, è solo e sembra aver rinunciato da tempo alla sfida con la vita. Un giorno muore il fratello, da tempo malato di cuore, così lui si trova costretto a tornare a Manchester-by-the-Sea, sua città d'origine e luogo dove il nipote sedicenne è appena rimasto orfano.
Qui Lee (scusate il gioco di parole) sarà costretto a riaffrontare i mostri da cui scappava, ma non tutti i mostri possono essere sconfitti.

Devo premettere che non sopporto l'enfatizzazione facile della scena drammatica col rallentatore e musica barocca di sottofondo. (credo di averlo già detto per Forza Maggiore) Mi fa proprio venire prurito!
Inoltre, come gusto personale, non amo questo tipo di racconto. Non fraintendetemi, adoro il realismo quando è fatto bene, e qui è una bomba. I dialoghi veri e veramente sentiti dagli interpreti sono la cosa migliore di questo film. Sembrerà un dettaglio, ma è un dettaglio da Oscar.
Però queste storie drammatiche con quel micro spostamento sul finale non le capisco. Non rispondetemi con “la vita è così”. Ho anch'io una vita. Il film è finzione, deve comunicare, non essere una didascalia.
Per me, o fai una tragedia o fai una commedia. (Così sembro troppo estremista?)
Non mi raccontate che è un film catartico, perché per me non lo è. L'unico possibile momento catartico di questo film è quello centrale, quello in cui finalmente comprendiamo l'enorme afflizione del protagonista. Per cui penso che il mio parere su questo film si sarebbe ribaltato se la suddetta rivelazione fosse arrivata più avanti.
Abbiate pietà per le mie tre stelline, rispecchiano un gusto personale, ma i meriti di quest'opera so vederli anch'io. Ve lo dimostro:

  • Ha il merito di non trasformare un racconto sul dolore in una lunga lagna sulla sfiga (also known as #maiunagioia)
  • Casey Affleck e Michelle Williams sono strepitosi e necessari
  • La verosimiglianza. E badate che non è facile accontentarmi su questo punto
Motivi per cui, in alcune delle sei candidature agli Oscar, avrà anche il mio supporto. (Scusa Andrew, so che ti sei impegnato un sacco... dai, anche se vinci tu son contenta!)

In conclusione, caro Lonergan, questo era solo il primo film tuo che io vedevo, ora ne recupererò un altro. Perché bravo sei bravo, ma spero di trovarne uno più estremo, dai confini più netti, come piace a me. Se così non sarà mi accontenterò di gustare quella perfetta poetica della verosimiglianza.


martedì 14 febbraio 2017

Consigli per la serata: è già san valentino ed io no


San Valentino.
Seratina di romanticherie??
Ahahahah
Peggio per voi.
Nel mentre il palinsesto ci offre due commediole romantiche di quelle durante le quali ci si può anche distrarre un attimo che non succede nulla.
Comprendo la scelta.

Ma di contro c'è anche uno di quei film che, anche a vederlo per la centesima volta, se qualcuno ci "chiacchiera" sopra gli lancio un cuscino... o un gatto, se malauguratamente si trovasse sopra il cuscino. Ovvero:


〜Forrest Gump〜

che dire se non che non potete non averlo visto! In caso vedetelo prima che io venga a saperlo.
Perchè non è un film, è un piccolo viaggio. →Rete4 ore 21.15


〜Non buttiamoci giù〜

Se invece volete qualcosa dal gusto più particolare e siete dei fan di Nick Hornby allora Non buttiamoci giù fa al caso vostro. Un film non perfetto, ma intrigante. Che succederebbe se una manciata di personaggi diversi, ma tutti appesantiti dalle sfide della vita, si trovasse contemporaneamente sullo stesso tetto con l'idea di buttarsi giù? →Rai Movie ore 21.20

C'è anche il Lincoln di Spielberg, ma io non l'ho ancora recuperato. Voi?

Buona serata! Have fun♡


sabato 11 febbraio 2017

La battaglia di Hacksaw Ridge (Mel Gibson, 2016)


Hacksaw Ridge è uno dei luoghi dove si è combattuto durante la seconda guerra mondiale sull'isola giapponese di Okinawa.
Il titolo del film ricorda quel combattimento, ma il protagonista è Desmond Doss, obiettore di coscienza arruolatosi nell'esercito degli Stati Uniti. Fu il primo obiettore a ricevere la Medal of Honor, altissima onorificenza militare. Avete presente quella che conferiscono a Forrest Gump? Ecco, quella. Cito proprio lui perché molto c'è di Desmond Doss in quel noto personaggio fittizio, anzi, documentandomi un po' mi sono fatta l'idea che il Doss di Mel Gibson sia molto meno Forrsest di quanto lo fosse quello reale.
Anche Doss era solo l'idiota della compagnia.


Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni...
(Forrest Gump)

è con una fede simile a questa che Desmond, credendo nella necessità della guerra ma non nello scendere a patti coi propri principi, si reca in battaglia come soccorritore e lo fa completamente disarmato.

Il film si divide in due metà e alla fine, anche per questo, manca un po' di coesione. Nella prima conosciamo il protagonista e la sua famiglia e poi le difficoltà che incontrò durante l'addestramento militare per via della sua scelta di non usare armi.
Nella seconda parte invece, dopo un'ellissi temporale, siamo su una scogliera giapponese in mezzo al conflitto e lì Doss, solo quell'idiota che non voleva imbracciare il fucile, meriterà gli onori militari, per aver coraggiosamente salvato la vita di una settantina di commilitoni.


É vero che il film nel suo complesso è bello e di forte impatto. Tuttavia il peccato è notare che abbia tante potenzialità inespresse e molti momenti che, seppur preparati in maniera magistrale, scelgono di rimanere sempre un gradino al di sotto della possibilità di essere originali. Motivo per cui alla fine dei conti La battaglia di Hacksaw Ridge è un film meno comunicativo di quello che avrebbe potuto.

L'arrivo al campo d'addestramento, per esempio, è l'imitazione di qualcosa di decisamente già visto. Anche ammettendo che sia una buona imitazione la domanda resta: serviva davvero usare questo cliché o è soltanto una delle cose che tende a portar via l'attenzione dal vero nocciolo del racconto? Sono per la seconda ipotesi e anche nel cliché romantico della prima parte io ho visto solo un abbellimento fine a sé stesso e non del tutto necessario.

Si sarebbe invece potuto puntare con più forza sul background di Doss. Nella prima metà avrei voluto vedere con i miei occhi le ragioni di tutte le sue scelte e di tutte le azioni che compirà poi. Questo invece avviene solo in parte.
La figura del padre, reduce della Grande Guerra, alcolizzato e violento, che cerca senza riuscirci di trovare un senso a quell'orrore di cui è stato testimone, sarebbe stato un personaggio perfetto per raccontare Desmond e i suoi principi apparentemente incompatibili col servizio in un conflitto armato. Affidato ad un eccezionale Hugo Weaving questo ex militare è il ruolo meglio caratterizzato di quelli mostrati nel primo tempo, ma comunque non quanto avrei voluto. É lui a dare al figlio una certa visione del soldato, che è quella che in realtà lo tormenta e non gli permette di elaborare l'orrore che ha dovuto vivere. É lui a rappresentare il pensiero di tutti: che il soldato deve essere uno pronto ad uccidere. Un punto di vista che purtroppo sembrerebbe realistico, ma miracolosamente non lo fu per Desmond. Lui rimarrà sé stesso e questo non solo salverà dalla morte decine di uomini, ma salverà la sua stessa vita, poiché forse il peso che rimarrà nel suo cuore sarà meno soffocante di quello che portava il padre.

Io non ho visto tutti i film di Mel Gibson. Mi fermo a Braveheart, che è indubbiamente un gran bel film, e Lapassione di Cristo, controverso e sicuramente non adatto a tutto il pubblico, ma anche questa un opera potente e di spessore.
In ogni caso sapevo bene cosa aspettarmi dalla sua regia, ovvero una certa propensione all'epicità, un po' di solida retorica hollywoodiana e racconti che hanno sempre uno scomodo comprimario: la violenza dell'uomo.
Tutto questo in Hacksaw Ridge c'è ed è ciò che fa di Mel Gibson un regista con degli ottimi numeri.
In questo film però ho visto un eccessivo utilizzo del rallentatore in alcuni momenti, soprattutto nel finale, che fatto così sembra quasi il trailer di un altro film, e qualche momento in cui la rappresentazione della violenza esce dal suo giusto confine. Quando è la rappresentazione stessa dell'orrore a prevalere rispetto alla verità che vorrebbe trasmettere, diventa brutta. E non penso che in questo lungometraggio Mel Gibson ci sia cascato più di tanto, ma in alcuni momenti sì. Direi tutti ascrivibili al momento del primo impatto col campo di battaglia. Per il resto è la violenza della guerra, non la violenza del regista.
Questo lo dico per chi giudica un film appiccicandogli sopra la vita dell'autore. Se giudicassimo un opera d'arte a partire dall'integrità morale degli artisti che l'hanno prodotta, che ne sarebbe dell'arte? E che ne sarebbe di noi? Giudici anziché meravigliati.
In ultimo quell'altissima scogliera che è Hacksaw Ridge nel film, gioca un ruolo fondamentale nel creare tensione e drammaticità, ma è stato strano scoprire che nella realtà era molto più bassa. In questo forse avrei cercato di mantenere più attinenza ai fatti. La storia sarebbe comunque rimasta una storia con dell'incredibile.



P.s.: visto che siamo in tema di Festival di Sanremo e che una delle canzoni per cui parteggio casca proprio a fagiolo, ve la allego.


Ermal Meta dice
ricordati di disobbedire, perché è vietato morire
Ed è quello che fa Doss, per restare vivo, perché il suo cuore non muoia come quello del padre, lui disobbedisce e resta obbediente ai suoi principi, quel che succede dopo è miracoloso.

Per restare vivi talvolta è necessario disobbedire, obbedire solo alla propria coscienza, quella a cui qualcuno quando eravamo piccoli ha insegnato l'amore.
e la fatica che hai dovuto fare
da un libro di odio ad insegnarmi l’amore
Hai smesso di sognare per farmi sognare”



mercoledì 8 febbraio 2017