domenica 26 marzo 2017
venerdì 24 marzo 2017
Consigli per la serata: amore all'inglese, famigliare o pazzo e stupido
#staserainTV
~ Crazy stupid love ~ se siete di quelli che si sono innamorati della coppia Ryan Gosling & EmmaStone, intanto vi consiglio di ripigliarvi un attimo, poi potete recuperare anche questo filmettino in cui recitano assieme. Anche se io lo vedrei principalmente per Steve Carrell, un attore con la A maiuscola, ma non vi giudico, ognuno ha le sue priorità. XD
~
Un matrimonio all'inglese ~
Io
stasera consiglio questo film ma, che poi non si dica che non vi
avevo avvisato, non è una commedia da tutti i palati. Se non
apprezzate il macabro così detto umorismo inglese, non apprezzerete
questa piccola chicca.
Un
ottimo cast, splendidamente diretto!
Una
trama da commedia, ma con risvolti da dramma.
Rampollo
di una borghesissima famiglia inglese degli anni '30 porta a casa dai
suoi la sua nuova moglie americana conosciuta in vacanza. Gli
equivoci, lo scompiglio e le trappole tese alla virtù altrui per
farla crollare, faranno saltare, anche se solo per un momento,
qualche maschera.
● Rai
Movie
h 21:20
●
Per
i palati schizzinosi, quelli che non apprezzano, vi segnalo altre due
commediole adattissime ad un intrattenimento serale da cervello
semi-spento.
~
Sapori e dissapori ~ Interessante
accoppiata: Catherine Zeta-Jones & Aaron Eckhart (che tra
parentesi ho stra adorato nelle sue ultime interpretazioni: Sully e
Bleed)
Commediola
adatta un po' a tutti, innocua, ma ben fatta. Romantica e famigliare.
Vedibile e godibile.
[La5
h 21.10]
~ Crazy stupid love ~ se siete di quelli che si sono innamorati della coppia Ryan Gosling & EmmaStone, intanto vi consiglio di ripigliarvi un attimo, poi potete recuperare anche questo filmettino in cui recitano assieme. Anche se io lo vedrei principalmente per Steve Carrell, un attore con la A maiuscola, ma non vi giudico, ognuno ha le sue priorità. XD
Fatto
sta che questa è una commedia con qualche lato intelligente, ma
pochi, non l'ho amata tanto... nonostante Steve Carrell. Però è
vedibile.
[Italia
1 h 21.10]
In
ogni caso, BUONA SERATA♡
martedì 21 marzo 2017
Consigli per la serata: rimarrete incollati allo schermo
~
Inside man ~
Se
siete amanti di quei film tanto americani, con gli ostaggi, i
negoziatori, i cattivi, i buoni... che spesso però sono scritti e
diretti tutti allo stesso modo, allora questo film vi stupirà! Quel
che si può definire un film d'autore travestito da tipico
thriller con Denzel Washington.
Già
dalla prima scena Spike Lee dimostra di non aver letto il
manuale del bravo regista, sfonda la quarta parete e così, con lo
sguardo magnetico di Clive Owen che guarda diritto in
macchina, cattura subito lo spettatore e, vi assicuro, non lo lascia
più andare fino alla fine del film!
●
Rete 4 h 21:15 ●
~
Le vite degli altri ~
Un
altro film che decisamente non vi lascerà possibilità di distrarvi
è questo. In seconda serata. Oscar per il miglior film straniero
nel 2007.
Questo
è un dramma in ambientazione storica. Ricrea perfettamente la sua
ambientazione: Berlino est, qualche anno prima della caduta del
muro. Protagonisti sono una spia della Stasi e la coppia di
artisti che è incaricato di controllare.
Lui,
un noto scrittore teatrale, si sente al sicuro e ha una verità
scomoda da rivelare.
Il
realismo e i dettagli dell'ambientazione, l'intensità della storia e
i personaggi fanno di questo film un piccolo capolavoro.
●
Rai Movie h 23.10 ●
In
ogni caso, BUONA SERATA♡
domenica 19 marzo 2017
Consigli per la serata: missioni spaziali e non
~
Gravity ~
Fantascienza
secondo Alfonso Cuaron con tanta Sandra Bullocke un po' di George
Clooney.
E' un film ambientato fuori dall'atmosfera terrestre, ma la storia è molto umana. C'è una mamma ferita, una donna che sopravvive con addosso la consapevolezza di non aver più nulla da perdere, che durante questa avventura fantascientifica riuscirà ad accettare che non è così e proteggerà la sua vita con forza.
Cuaron ci regala una rappresentazione dello spazio che comunica allo spettatore attraverso la perfetta orchestrazione di suono e immagine. Davvero da non perdere!
E' un film ambientato fuori dall'atmosfera terrestre, ma la storia è molto umana. C'è una mamma ferita, una donna che sopravvive con addosso la consapevolezza di non aver più nulla da perdere, che durante questa avventura fantascientifica riuscirà ad accettare che non è così e proteggerà la sua vita con forza.
Cuaron ci regala una rappresentazione dello spazio che comunica allo spettatore attraverso la perfetta orchestrazione di suono e immagine. Davvero da non perdere!
● IRIS
h 21:00
●
~
Mission ~
Candidato
a sette premi oscar nell' '87 Mission è una visione abbastanza
imprescindibile, non fosse altro che per conoscere l'origine del tema
Gabriel's Oboe che tutti avrete sentito.
Gabriel
(Jeremy Irons) è un missionario gesuita, metà del diciottesimo
secolo, e grazie alla musica riesce a farsi ascoltare da una
popolazione tribale, costruisce la sua missione accanto ad un
insolito compagno (Robert de Niro), un assassino e schiavista alla
disperata ricerca di sollievo dal peso delle sue colpe.
Ve
lo dico: finisce malissimo.
● Rai
Storia h 21:10 ●
Spanglish
invece
è una commedia dall'intento più che intelligente e interessante, ma
risolto in maniera stupidella, peccato!
LA7D h 21:05
LA7D h 21:05
Intervista
col vampiro non l''ho ancora mai visto, ditemi voi!
Paramount Channel h 21:10
Paramount Channel h 21:10
Australia
è
un insolito Baz Luhrmann, insolito perchè è un dramma romantico
molto classico. Da vedere anche solo per Nicole Kidman e Hugh
Jackman, che io non disdegno per nulla.
NOVE h 21:14
NOVE h 21:14
Insomma
c'è ampia scelta... in ogni caso, BUONA SERATA♡
2 commenti:
Pubblicato da
Sam
Etichette:
Baz Luhrmann,
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Sandra Bullock
[TRA CINEMA E PITTURA] “Il deserto rosso”: Michelangelo Antonioni incontra Henri Matisse.
Salve a tutti e benvenuti in questo capitolo di "Tra Cinema e Pittura".
Inizio ringraziando S a m per aver accettato questa collaborazione, nella speranza che il seguente articolo possa in qualche modo dare al blog un contenuto gradevole per i lettori, e magari qualche spunto di riflessione interessante. Ho necessità inoltre di introdurre - molto brevemente - il tipo di articolo in questione per chi non ne abbia mai sentito parlare: in "Tra Cinema e Pittura" metto a paragone scene/inquadrature/sequenze di film che prendono ispirazione da opere pittoriche(all'occorrenza scultoree) famose. L'obiettivo è innanzitutto quello di creare un "ponte" tra queste due forme d'arte che hanno molto in comune, e quello di far conoscere opere pittoriche a chi è appassionato di cinema(ovviamente anche far conoscere film a chi è appassionato di storia dell'arte) e di poter mettere in risalto aspetti delle due arti che, messe a paragone, possono rivelarsi ancora più interessanti.
"Il deserto rosso" è il primo film a colori di Michelangelo Antonioni. Il regista dunque decide di strutturare il film sfruttando i colori come veri e propri protagonisti della scena.
Sono poche le personalità del mondo del cinema che hanno saputo realmente utilizzare il colore per quello che è, e non come semplice qualità di un oggetto.
Un dato colore comincia ad esistere all'interno di un film laddove cessa di presentarsi come una pura e semplice "qualità del visibile" e si costituisce al contrario come qualità "tout court".
Autore: Henri Matisse
Titolo: La stanza rossa(o Armonia in rosso)
Data: 1908
Ubicazione: Museo statale Ermitage, San Pietroburgo
Ubicazione: Museo statale Ermitage, San Pietroburgo
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 180 x 220 cm
Chi più di Henri Matisse, maggior esponente dei "fauves", può essere accostato al concetto di "colore esposto"?
Il realismo non è di interesse del pittore, il cui unico obiettivo è quello di descrivere uno stato d'animo, abolendo quasi completamente la prospettiva e i piani verticali ed orizzontali attraverso l'uso di una grandissima quantità di rosso estremamente vivido.
Nota: il dipinto era stato inizialmente concepito come "Armonia in verde"(con conseguente fondo verde) e successivamente come "Armonia in azzurro". Matisse, ancora una volta non soddisfatto, decisa di iniziare da capo. Scelse il rosso.
La vastità dello sfondo che occupa gran parte della tela confonde lo spettatore dando l'illusione di un unico piano senza profondità, nel quale lo sguardo si perde tra le varie decorazioni che sono dislocate nell'intero dipinto come in un grande tappeto(non a caso i fauves, e Matisse in particolare, sono stati gli artisti che più hanno avuto a che fare con l'arte africana/persiana).
Il soggetto di un quadro è il suo sfondo hanno lo stesso valore.
La confusione lascia spazio alla tranquillità nel momento in cui vengono accettati i presupposti anti-realisti del dipinto, che si trasforma in una grandissima suggestione, che porta ad una particolare calma e serenità della scena. Tutto ciò che vediamo infatti è predisposto per essere quanto più accogliente ed armonioso possibile("Armonia in rosso", appunto), e l'annullamento della profondità unito alla semplificazione del tratto(le linee sinuose delle decorazioni richiamano quelle degli alberi, del corpo della cameriera, per esempio) e del colore(puro, senza chiaroscuri e quasi totalmente facente parte delle tonalità vicine ai colori primari) dona al dipinto un'aria "domestica", calda e colloquiale.
Riporto ogni soggetto ai sentimenti umani.
Lo studio del colore come elemento espressivo e non qualitativo dell'oggetto vede in Matisse uno dei suoi più grandi realizzatori. Il suo processo di "semplificazione"(per comprendere meglio si dia un'occhiata alla successione dei seguenti 3 dipinti, rispettivamente degli anni 1894, 1899, 1905: "Donna che legge", "Natura morta con arance", "Donna con cappello") del tratto e di assolutizzazione del colore ha dato vita ad una vera e propria concezione del colore come veicolo di sensazioni. Un vero e proprio "sentimento dello spazio mediante il colore".
Sono anche convinto che il risultato migliore lo si ottiene se il pubblico non avverte più il colore come un fatto a sé stante, ma lo accetta come sostanza figurativa della vicenda stessa.
Egli pensò ad una scena per la quale avrebbe fatto dipingere un lato intero di un bosco di bianco. Per vari problemi quali la posizione degli alberi rispetto al sole, la manodopera e i vari permessi, l'idea fu scartata.
L'inquadratura qua sopra è un rimando nettissimo all'opera di Matisse, la quale però non esprime gli stessi concetti del dipinto sopra analizzato nell'ambito della sola scena in cui è presente, ma racchiude in sé tutto il concetto di un intero film. In altre parole, questo frame non è altro che un marchio che, facendo eco allo stile e alle idee del pittore francese, sancisce e conferma allo stesso tempo l'intento primo della pellicola.
Al cambiare delle situazioni e degli stati d'animo dei protagonisti, la scenografia viene modellata per far si che tali cambiamenti non sembrino avvenire su di un palco teatrale, rimanendo sempre in linea con un'impostazione visiva prettamente cinematografica(emblematica la scena nella quale uno sfondo di colore rosso viene letteralmente distrutto dai personaggi. Tale atto è inserito in un momento di transizione dell'atmosfera e delle sensazioni dei personaggi che, sebbene nello stesso posto, portano il "palcoscenico" a cambiare colore, quindi aspetto in relazione ai loro stati d'animo).
Le associazioni colore-emozione non sono stereotipate nella pellicola, ed è lo spettatore ad associare, con diverse sfumature, delle sensazioni a ciò che vede. Ne risulta che il colore, entità a se stante, non può essere inscritto in delle classificazioni "standard", ma suggerisce diverse emozioni a seconda del fruitore. Proprio come il verde, poi l'azzurro, poi ancora il rosso, assumono significato di calma e tranquillità, così il rosso di Antonioni passa dalla lussuria, all'inquietudine, all'ilarità.
Questa corrispondenza dunque non è solo un omaggio ad un grande artista che ha fatto la storia del '900 e che è stato essenziale per tutte le correnti di avanguardia, ma è un tributo al colore e alla sua rivalsa come essenza viva del processo artistico. La consapevolezza di Antonioni delle sue capacità e delle potenzialità che il colore può avere nell'opera d'arte lo portano a costruire una storia che non può non tener conto del ruolo che esso ha nello sviluppo narrativo e del suo potere di espressione. Una consapevolezza che ha cambiato il modo di intendere il mezzo cinematografico.
Grande importanza in quest'opera ha avuto Carlo Di Palma, direttore della fotografia che ha lavorato con artisti come Bertolucci, Allen, Rossellini, Scola, Monicelli.
Ringrazio nuovamente S a m per avermi dato la possibilità di scrivere questo articolo sul blog e vi invito dunque a dare un'occhiata a La tomba per le lucciole, nel quale potrete trovare articoli riguardanti Cinema, Videogiochi e Libri, nonché tutti gli altri episodi di "Tra Cinema e Pittura". Spero che l'articolo possa darvi qualche prospettiva diversa per la fruizione del film e che la rubrica sia stata di vostro interesse.
I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni. -Pablo Picasso.
Il colore è un potere che influenza direttamente l’anima. -Vasilij Vasil'evič Kandinskij.
Il colore è un mezzo di esercitare sull'anima un'influenza diretta. Il colore è un tasto, l'occhio il martelletto che lo colpisce, l'anima lo strumento dalle mille corde. -Vasilij Vasil'evič Kandinskij.
Il colore ci ha permesso di rendere la nostra emozione senza mescolare e senza reimpiegare i vecchi mezzi costrittivi. -Henri Matisse.
sabato 18 marzo 2017
Kubo e la spada magica: contro i vuoti di memoria
“Non
battete ciglio, da ora!
Vi
avverto...
Se
dimenticate una parte del racconto,
anche
solo per un istante,
il
nostro eroe
di
sicuro
perirà!”
Kubo
e la spada magica aveva originariamente un titolo più
coerente col suo contenuto, ossia Kubo and the two strings, due
corde. Due corde molto particolari delle tre di un strumento
musicale giapponese che era utilizzato in una cultura teatrale di
cui io non so dirvi nulla perché sono ignorante.
Pizzicando
le corde di questo strumento Kubo, un bambino senza un occhio, è
capace di animare degli origami che lo aiutano a raccontare le
sue storie in paese, ma è un cantastorie che
non riesce mai a finire i suoi racconti.
Questo
probabilmente perché nemmeno sua madre ci riesce, non può più
raccontargli le storie della sua famiglia o le gesta di suo padre
guerriero, perché è malata, o meglio provata, ci appare quasi come
una donna stanca di vivere e invece è solo impossibilitata a
ricordare la vita.
Purtroppo
è proprio da quel ricordare che scaturisce la magia.
Ricordare
è sapere chi siamo e sapere chi siamo è vita, è una cosa potente
come una magia.
Il
ragazzo si troverà a dover affrontare i suoi nemici, il suo
malvagio nonno e le sue zie, anche loro magici, che gli rubarono
l'occhio quando era neonato e ora per qualche ragione vogliono
l'altro. La storia assume allora la classica struttura archetipica
del “viaggio dell'eroe”. Se è vero che di base la storia
ha questo valore universale, i riferimenti
culturali, i simbolismi, le tecniche narrative e
l'ironia che si possono trovare in Kubo sono di
origine mista, un incontro tra l'oriente e l'occidente.
Molto
bello anche l'arrangiamento orientaleggiante interpretato da Regina
Spektor di una già bellissima di suo “While my guitar
gently weeps” (George Harrison) e il testo di questa canzone si
incastra perfettamente con la sottotrama che corre attraverso
questo film.
Sapevate
che l'ispirazione per questa canzone venne ad Harrison leggendo un
testo classico cinese? (che probabilmente sarebbe in tema, ma non vi
dirò di più perché anche qui prevale l'ignoranza)
Sapevate
che l'espressione gently weeps l'ha scelta aprendo a caso un
libro?
Eppure, per quanto casuali le parole possano sembrare, sono il mezzo di chi racconta.
I
look at you all see the love there that’s sleeping
While my guitar gently weeps
I look at the floor and I see it needs sweeping
Still my guitar gently weeps
While my guitar gently weeps
I look at the floor and I see it needs sweeping
Still my guitar gently weeps
vi
guardo tutti, vedo l'amore là che sta dormendo
Mentre
la mia chitarra piange dolcemente
Guardo
il pavimento e vedo che ha bisogno d'essere spazzato
Ancora
la mia chitarra piange dolcemente
I
don’t know why nobody told you
How to unfold your love
I don’t know how someone controlled you
They bought and sold you
How to unfold your love
I don’t know how someone controlled you
They bought and sold you
Non
so perché nessuno ti abbia detto
di
come rivelare il tuo amore
Non
so come qualcuno ti abbia controllato
Ti
hanno comprato e venduto
Kubo
parla anche di educazione. Educazione intesa come tramandare
memoria. Come parole che svelano qualcosa all'umano, racconti
che svelano l'umano.
Il
potere delle parole è grande, controllare il linguaggio
è controllare il pensiero.
Perché
nessuno ci ha spiegato come rivelare il nostro amore? (chiede George
Harrison e chiedo anch'io)
Perché
non discutere di come comunicare ciò che abbiamo dentro?
Se
non lo faremo rimarrà un posto vuoto, giusto lo spazio che
qualcuno riempirà con altre parole, con parole che possono
controllarci, comprarci e venderci.
Io
vedo, guardo tutti, mentre la mia chitarra piange dolcemente.
Ossia,
mentre trascorro la mia vita, io posso vedere l'amore nascosto
dentro ognuno, posso capire se una cosa è sporca, se il
pavimento ha bisogno d'essere spazzato, allora come è possibile
traviarci, corromperci, capovolgerci?
Basta
pochissimo. Riempire i nostri spazi vuoti, i nostri vuoti di
memoria, con parole corrotte, ambigue. Allora non vedremo più,
potremmo non notar più nemmeno che il mondo gira.
I
look at the world and I notice it’s turning
While my guitar gently weeps
With every mistake we must surely be learning
Still my guitar gently weeps
While my guitar gently weeps
With every mistake we must surely be learning
Still my guitar gently weeps
Guardo
il mondo e noto che sta girando
Mentre
la mia chitarra piange dolcemente
Da
tutti gli errori staremo certamente imparare
Ancora
la mia chitarra piange dolcemente
I
don’t know how you were diverted
You were perverted too
I don’t know how you were inverted
No one alerted you
You were perverted too
I don’t know how you were inverted
No one alerted you
Non
so come tu sia stato sviato
Sei
stato anche traviato
Non
so come tu sia stato capovolto
Nessuno
ti ha avvisato
In definitiva il
bene bisogna raccontarlo. Sempre. Ai figli, a quelli più piccoli
di noi.
Quando saremo noi ad averne bisogno i piccoli sapranno
raccontarlo a loro volta, perchè saranno uomini.
Questo bene di cui parlo non è un invenzione, va tramandato, le corde da suonare sono le nostre radici, sono memoria, per questo sono più forti del male.
É
vero che Kubo vuole raccontare tutto questo e dire di quanto
siano importanti le storie, quelle che svelano il bene,
l'amore, quelle che portano una memoria, ma è anche vero che questa
è una sottotrama e salta fuori in maniera vagamente disordinata.
Mentre il racconto principale scorre con un ritmo altalenante.
C'è
qualcosa nella narrazione che la fa apparire come un po'
sfilacciata, ma non sbagliata. Pensandoci credo che sia il
fatto che gli antagonisti ci si presentino nelle loro vere
motivazioni solo alla fine. Che il timore di Kubo di perdere
anche l'altro occhio racchiuda anche un significato simbolico lo
riusciamo a cogliere solo nel momento conclusivo.
Tra
l'altro è un momento conclusivo atipico, in cui tutti sanno
che cosa devono fare tranne te spettatore, che ci devi riflettere un
attimo, inevitabilmente si alza il sopracciglio, pensi che sia un
finale infantile, ma poi capisci che è l'unico sensato, capisci che
non sta succedendo nulla di troppo strano rispetto a quanto detto dal
film fino ad allora, stanno solo raccontando il bene al malvagio re
Luna, stanno colmando i suoi vuoti di memoria che prima erano grumi di odio per la vita.
L'effetto
complessivo del film è piacevolissimo, a me ha lasciato una
sensazione di dolcezza inconsueta. Il fatto è che questo film è un
ibrido colto: cerca di condensare insieme due culture di
cinema d'animazione e se non ci riesce del tutto o non riesce ad
essere proprio accessibilissimo è comunque un peccato veniale a mio
avviso. Perché in realtà c'è molto nel calderone di Kubo, a
tratti troppo e in un ordine un po' destabilizzante.
Ma
è molto meglio lasciarsi destabilizzare ogni tanto, piuttosto che
essere irretiti dalla solita melodia.
In
ogni caso c'è un aspetto sul quale saremo tutti d'accordo.
L'animazione di questo film è davvero spettacolare, una combinazione perfetta di tecnologia digitale e animazione stop-motion.
Ormai
abbiamo tutti presente quali meraviglie possa fare la computer
grafica nel creare personaggi e paesaggi dei film
d'animazione, ma i protagonisti e le ambientazioni di Kubo non
sono ricostruiti in digitale, sono stati fabbricati artigianalmente e
ripresi con la tecnica dello stop-motion per creare il
movimento e l'azione. E che azione, in questo caso!
Da
pazzi il lavoro che deve esserci stato dietro. Impressionanti le
soluzioni robotiche (si dice così?) che
sono state escogitate per le complicate scene d'azione con certi
personaggi anche molto grandi.
Ammetto
di non avere mai visto altri film della Laika, ma in questo vi
ho percepito un controllo che mi ha davvero colpita. Sarà
colpa del mio essere neofita del genere, ma io dico chapeau!
Questi per farvi un'idea:
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