mercoledì 4 novembre 2015

The Walk. Tra arte e follia il cammino è breve

Produzione USA|2015
Regia Robert Zemeckis
Soggetto Toccare le nuvole fra le Twin Towers. I miei ricordi di funambolo (To Reach the Clouds), libro di Philippe Petit
Sceneggiatura Robert Zemeckis|Christopher Browne
Fotografia Dariusz Wolski
Musiche Alan Silvestri
Con Joseph Gordon-Levitt|Ben Kingsley|Charlotte Le Bon|Clément Sibomy|César Domboy|James Badge Dale
 
Un filo sottile separa passione e ossessione, arte e follia, ed è proprio su di un filo, ma teso sul vuoto, che cammina Philippe Petit, funambolo francese.
Però lui non è un funambolo qualunque e lo dimostra la sua peculiare abitudine di organizzare a sorpresa camminate sul filo illegali lasciandosi attrarre di volta in volta dai più improbabili palcoscenici.
Il 6 agosto del 1974 Petit, nottetempo, tese un cavo tra le Twin Towers di New York e al sorgere del giorno intraprese la passeggiata proibita che aveva rappresentato il suo sogno più grande fin da quando da ragazzino aveva letto della futura costruzione di quegli sproporzionati edifici.
The walk racconta questa strana storia e lo script è tratto dal libro di memorie scritto dallo stesso Petit: Toccare le nuvole tra le Twin Towers.
Francamente camminare sul filo non l'ho mai trovata un'attività particolarmente spettacolare o affascinante. Pensavo che forse fosse una di quelle cose più interessanti per chi la fa che per chi la guarda. Ma non conoscevo questa storia, non conoscevo Philippe Petit né qualsiasi altro funambolo, al limite avevo presente gli hippy che ci si cimentavano più o meno pateticamente tra due alberi al parco, che qualcuno avesse addirittura pensato di farlo tra le Twin Towers mi giungeva proprio nuova (anche se in realtà James Marsh ne aveva addirittura fatto un documentario premiato agli Oscar nel 2009. Lo recupererò).
Fatto sta che l'entrata in scena di queste due torri alte più di 400 metri ha cambiato decisamente il mio punto di vista e poi ho pensato che se Robert Zemeckis, lui che è complice di alcuni dei miei film preferiti, aveva deciso di portare questa storia sul grande schermo qualcosa di spettacolare ci doveva pur essere o, in caso contrario, ce lo avrebbe senz'altro messo lui. Infatti di questo film tutto si può dire, ma non che manchi di spettacolo.

The walk mi è piaciuto molto e più ci rimugino sopra e più mi è piaciuto.
Zemeckis, che ne è regista e co-sceneggiatore, dirige e racconta questo fatto realmente accaduto e questo insolito personaggio come fosse una favola, con tono consapevole e incantato. E una favola è solo un modo di raccontare in fondo, Bennato diceva che è vera soltanto a metà, però è vera. Come è vera e sincera un'esibizione, o come lo è uno spettacolo. Ed è bello che anche di questo si parli in The walk. Quello di Philippe Petit, seppur illegale e rischiosissimo, era pur sempre uno spettacolo. Philippe deve imparare cosa voglia dire esibirsi, deve imparare che senza il pubblico non c'è spettacolo, che esprimere onestamente la propria gratitudine agli spettatori è parte fondamentale del gioco, non solo, se la performance è sincera il ringraziamento sgorga spontaneo insieme al desiderio di guardare negli occhi coloro che stai raggiungendo col tuo fare.

Di tutti i personaggi che in questo film sono ben caratterizzati e ben interpretati, sempre nello stile naif che lo contraddistingue, ho adorato Jeff, che nonostante impersoni tutte le paure e insicurezze che non permetterebbero a Philippe di realizzare il suo sogno è il personaggio che gli sta più vicino e sarà una presenza essenziale. D'altronde la paura esiste, bisogna solo fare in modo che ci sia d'aiuto e mai d'intralcio, e questo dipende da noi e un po' anche da chi ci chiede una mano a realizzare i propri sogni.

Bellissime tutte le sequenze del finale.
Prima Petit e Jeff sono nascosti sotto un telo di plastica seduti su di una putrella coi piedi a penzoloni in cima alla tromba di un ascensore. E sono una manciata di minuti di soli sguardi e gesti. Jeff ha una paura maledetta, soffre di vertigini, ma il folle funambolo ferma la sua mano che trema, Jeff poi vede il suo piede sanguinare e glielo indica, ma il matto Philippe gli fa segno di tacere. Ho letto in un'intervista al vero Petit che questa è una delle poche cose che non sono del tutto sovrapponibili alla realtà, il suo piede non sanguinava più, e c'era scritto che quando Petit lo ha fatto notare a Zemeckis lui gli ha risposto di non preoccuparsi, che è la magia del cinema. Ho idea che Zemeckis la pensi come Bennato sulle favole e io ne sono molto grata. É la magia del cinema.
Una volta usciti dal loro nascondiglio il lavoro per sistemare il filo sarà frenetico, Petit ci mette tutto sé stesso, fino a rendersi ridicolo. Poi fa il primo passo su quel cavo finalmente pronto, dopo una notte intera di imprevisti e probabilità, e tutto cambia, cambia la paura, cambia il panorama, cambia il ritmo del film e la camminata sul filo avviene. È tutto quello che doveva essere, è una sequenza davvero calibrata benissimo e ti porta nel vuoto insieme al folle funambolo e allo stesso tempo ti porta lontano, con la testa a cercare il tuo palcoscenico, un palco che possa essere impossibile e importante come quello, ma tuo.
Questa storia è assurda, ma forse tutti dovremmo fare qualche passeggiata sul vuoto di tanto in tanto, dovremmo smetterla di lasciare che le nostre gambe comincino a tremare perché abbiamo perso la concentrazione su quell'unica cosa che c'è da fare: mettere un passo davanti all'altro finché non si raggiunge l'altro capo del filo, concentrati fino all'ultimo centimetro, e nel mentre godersi le nuvole, godersi il vuoto, godersi l'adrenalina.






 















Questo era il sogno di Petit. 
Anche Zemeckis realizza un sogno altamente rischioso e a mio avviso, come Petit, ne esce vittorioso.
D'altronde le Torri Gemelle non ci sono più, d'altronde questa storia non aveva nulla di tradizionale, nulla di semplice.
Questo film è sincero, trasmette amore per l'arte di fare spettacolo restando sempre in bilico tra maestria e follia.

C'è chi ne ha visto anche un aspetto fortemente socio-politico. Quelle torri hanno una storia difficile, una storia che il mondo conosce. Dal mio punto di vista invece The walk non è tanto di più di quello che appare. C'è qualche malinconico tributo a quegli edifici e a ciò che rappresentavano, ma non è di loro che si parla e nemmeno di americani. É uno spettacolo.

In ultimo aggiungo che guardando questo film non ho rivalutato solo l'arte dei funamboli, bensì anche quella di Joseph Gordon-Levitt (ne sarà felice!). Devo ammetterlo, a volte lo avevo trovato tremendamente insipido, ma con questa interpretazione mi sono convinta ad eliminare ogni pregiudizio su di lui definitivamente. Vedremo come se la caverà in futuro.



Il mio voto è 9-, non è che non abbia difetti, ma a me è piaciuto particolarmente, l'ho trovato molto sentito!




7 commenti:

  1. Zemeckis lo porto nel cuore grazie a Ritorno al Futuro, ma ultimamente non mi entusiasma più di tanto (anche il suo ultimo lavoro, Flight, mi aveva lasciato un po' perplesso). Però di questo The Walk ne stanno parlando bene praticamente tutti.

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    1. Flight non l'ho visto... ma se c'è una storia un po' sognante Zemeckis sa come metterla in scena! Questa per me lo è :)

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  2. eh sì che lo è! ;)

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  3. Come sai, io sono uno di quelli che ci hanno visto un aspetto fortemente socio-politico :) :) ma è risaputo che sono fissato! :)
    Scherzi a parte, a me due cose in particolare hanno colpito del film: primo, la sequenza in cui Petit si sdraia sul filo e guarda il cielo. Io l'ho interpretata come simbolo dell'orgoglio di un paese, l'America, che rivendica il diritto di guardare il proprio cielo senza paura e senza minacce (chiaro riferimento all' 11/9). E poi tutta la parte, lunghissima, girata dentro la torre per la preparazione al colpo... e nulla mi toglie dalla testa che Zemeckis abbia voluto rappresentare il germe dell'insicurezza di un popolo che aveva il nemico in casa propria, al proprio interno, e segretamente si insinuava per turbare i loro sogni. Ovviamente il nemico non è Petit, ma il fatto che Petit riesca a introdursi così facilmente dentro la torre e operi dall'interno per mettere nel sacco la vigilanza, a me è parsa una chiara metafora di una nazione che si credeva invincibile e invece vede sgretolarsi le proprie certezze.
    Ad ogni modo, quando un film ti spinge a queste riflessioni vuol dire che è fatto proprio bene...

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    1. Certo, che sia fatto bene è piuttosto oggettivo, la lettura allegorica un po' meno ;) ma devo ammettere che i tuoi esempi hanno un senso. Solo che per me se uno avesse voluto parlare di quello non avrebbe scelto petit come personaggio, che anche se centra con le torri, non centra con l'attentato. :)

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  4. Addirittura 9-? Se molto in controtendenza rispetto ad altri blogger che seguo, mi fa piacere questa cosa e un po' riaccende le mie speranze! :)

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    1. ametto che a mente fredda mi abbasserei almeno di un voto, ma non di più! L'ultima parte è davvero da maestri e insieme alla prima il tutto diventa un bellissimo elogio all'arte di fare spettacolo. :)

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