domenica 7 giugno 2015

The Babadook - Io sono vivo e tu, mio dolore, non conti un cazzo di niente



Produzione Australia|2014
Regia e sceneggiatura Jennifer Kent
Con Essie Davis|Noah Wieseman

Uscirà in Italia il 15 luglio 2015

PICCOLI SPOILER

Il dolore è sicuramente uno dei mostri più spaventosi per qualunque essere umano. A volte è un fatto fisico e più spesso è un incubo spaventoso che non ti lascia in pace, un nodo alla gola che niente può sciogliere, una creatura obbrobriosa di cui non ti puoi liberare che piano, ma inesorabilmente ti rende sempre più simile a lei.
Angoscia, disperazione, afflizione sono tra gli argomenti più trattati da qualunque forma di espressione artistica, ma sono anche tra i più difficili. Si dice che sia un problema insolubile definire l'amore, ma forse dibattere di dolore è peggio. Non siamo bravi a parlarne tanto quanto non siamo bravi a gestirlo nella nostra vita. Il motivo è che più dei morsi dell'amore, temiamo la sofferenza, il mostro che si nasconde dietro alla perdita di una persona cara, dietro al fallimento, alla solitudine, alla morte, alla malattia e alla vista di un mondo che è tutto da cambiare. Abbiam paura del dolore acquattato dietro alle piccole e grandi sfide che ci lancia la vita, perché con lei è sempre un combattimento all'ultimo respiro e perderlo è questione di un istante.
Nel cinema spesso trattano l'argomento i film drammatici, ma altrettanto frequentemente scadono nell'esibizione e spettacolarizzazione del dolore, nel pietismo, che è sicuramente una mossa economicamente valida, perché il pubblico ama piangersi addosso, ma non sviscera il tema, ci porta solo con ipocrisia ad approvarlo.
A volte provano a metterlo in campo addirittura le commedie, ma non è facile trattar temi seri coi toni leggeri di una commedia e quindi il risultato, salvo eccellenti eccezioni, non è in grado di raccontare più di tanto seppure può riuscire a fendere la superficie della questione.
In questo caso la regista sceglie di parlarcene con un film dell'orrore che non è solo un film dell'orrore. La sua è una scelta molto interessante, logica se pensiamo che parlare di dolore è parlare di un mostro e di uno tra i più oscuri.
Protagonisti di The Babadook sono una madre e suo figlio di sei anni. La donna ha perso il marito proprio nel momento in cui stava per dare alla luce il loro bambino e questo è l'incubo con cui è costretta a convivere. Ogni compleanno sarà celebrato accanto all'ingombrante assenza di un compagno di vita che è morto proprio in quel giorno dell'anno.
Anche il piccolo è perseguitato dagli incubi e costruisce armi meccaniche super tecnologiche per difendere sé stesso e la madre dai mostri che pensa possano intrufolarsi in camera sua. Questo mi ha ricordato moltissimo il mio libro preferito di quando ero piccola (che è tuttora il mio libro preferito in effetti): Brutti sogni in ripostiglio.


Si dà il caso che anche The Babadook sia il titolo di un libro per bambini dove un mostro spaventoso esce dal ripostiglio, ma il finale di quest'ultimo non ha nulla a che vedere col mio amato Brutti sogni in ripostiglio. Infatti chi lascia entrare il Babadook non se ne può più liberare.
Il libro compare misteriosamente sullo scaffale del bambino e sarà quello l'inizio di tutto. Il piccolo combattente di mostri comincerà a sentirsi perseguitato dal Babadook e presto la madre arriverà a pensare che questo mostro non sia solo frutto della sua immaginazione.
The Babadook è un buon film ed è il tipo di horror che piace a me, quello che accanto al tentativo di inquietare mette un buon dramma, una trama interessante e personaggi approfonditi nei loro lati più oscuri, cosa in cui questo genere può dare il meglio di sè.
Di questo film ho apprezzato l'interpretazione di Essie Davis, davvero brava. Mi è piaciuto il mostro nel suo apparire prima innocuo, disegnato coi gessi su un libro per bambini, poi mutevole e sempre più pericoloso e inquietante. C'è un'attenzione hai dettagli indispensabile alla buona riuscita del film che usa modi assolutamente non banali.


Ho amato molto la struttura che Jennifer Kent dà a questa narrazione. All'inizio è un complesso meccanismo di indizi che ci fanno capire che qui il mostro non è solo quella creatura malefica necessaria ai fini della costruzione di un film dell'orrore, ma è una vera e propria metafora della depressione della protagonista.
Poi, nel momento in cui un film drammatico avrebbe quasi certamente fallito il colpo, ossia quello in cui la sceneggiatrice vuole mostrare cosa può portare a fare il dolore, la metafora inizia a svanire e in un crescendo di ritmo e di inquietudine lo spettatore non può più distinguere la realtà dall'incubo perché l'incubo diventa reale e il film assume i toni orrorifici che prometteva.
Arrivati a questo punto i temi sono così forti che creano un momento di cinema inquietante davvero riuscito. 



La protagonista ha fatto entrare il Babadook, ossia si è completamente lasciata sopraffare dal dolore per il suo compianto compagno e quello che arriverà a fare e a tentare di fare è tremendo. Ma una promessa la salverà. Una promessa che si erano scambiati lei e suo figlio: “Io ti proteggerò se tu prometti di proteggere me”
Il loro proteggersi reciproco sarà davvero indispensabile e arriverà nel momento in cui uno sciocco patto fatto con un bambino che non voleva dormire sembrava l'ultima cosa in grado di salvare la situazione e invece sarà l'unica a riuscirci. 
Il tocco delicato con cui viene rappresentato questo aspetto è stato cosa davvero gradita che porta poi ad un finale molto bello che riesce a farci riapprodare nella metafora e allo stesso tempo rimanere nell'immaginifico.


Il finale ha un difetto che però non riesce a far perdere d'attrattiva al film: arriva all'improvviso e si esaurisce troppo in fretta, cosa che va nettamente in contraddizione col suo ancora ampio contenuto narrativo. Babadook non è vinto, ma ha perso potere, ora la protagonista l'ha capito, lei può dargli forza e togliergliela a suo piacimento. Ormai Babadook esiste e bisogna conviverci, ma ora che l'ha conosciuto non gli fa più paura e il mostro torna nell'ombra dove molto probabilmente rimarrà a lungo. Ora che l'ha conosciuto lo può affrontare da sola e quando suo figlio sarà più grande insegnerà anche a lui come prendersene cura. Perché il dolore è parte della vita così come della vita è parte la gioia. Se siamo bravi e ci facciamo aiutare da chi ci promette di farlo possiamo scegliere quale chiudere nel ripostiglio e quale portare a letto con noi. 




Mi permetto di consigliarvi una bella ballata, giusta conclusione di questa mia piccola riflessione:
Ho conosciuto il dolore (cliccaper ascoltare)
Ho conosciuto il dolore,(di persona, s'intende)
e lui mi ha conosciuto:
siamo amici da sempre,
io non l'ho mai perduto;
lui tanto meno,
che anzi si sente come finito
se, per un giorno solo,
non mi vede o non mi sente.
Ho conosciuto il dolore
e mi è sembrato ridicolo,
quando gli dò di gomito,
quando gli dico in faccia:
"Ma a chi vuoi far paura?"
Ho conosciuto il dolore:
ed era il figlio malato,
la ragazza perduta all'orizzonte,
il sogno strozzato,
l'indifferenza del mondo alla fame,
alla povertà, alla vita…
il brigante nell'angolo
nascosto, vigliacco, battuto, tumore
Dio, che non c'era
e giurava di esserci, ah se giurava di esserci….e non c'era
ho conosciuto il dolore
e l'ho preso a colpi di canzoni e parole
per farlo tremare,
per farlo impallidire,
per farlo tornare all'angolo,
cosi pieno di botte,
cosi massacrato stordito imballato…
cosi sputtanato che al segnale del gong
saltò fuori dal ring e non si fece mai più
mai più vedere
Poi l'ho fermato in un bar,
che neanche lo conosceva la gente;
l'ho fermato per dirgli:
"Con me non puoi niente!"
Ho conosciuto il dolore
e ho avuto pietà di lui,
della sua solitudine,
delle sue dita da ragno
di essere condannato al suo mestiere
condannato al suo dolore;
l'ho guardato negli occhi,
che sono voragini e strappi
di sogni infranti: respiri interrotti
ultime stelle di disperati amanti
-Ti vuoi fermare un momento?- gli ho chiesto -
insomma vuoi smetterla di nasconderti? Ti vuoi sedere?
Per una volta ascoltami!! Ascoltami
…. e non fiatare!
Hai fatto di tutto
per disarmarmi la vita
e non sai, non puoi sapere
che mi passi come un'ombra sottile sfiorente,
appena-appena toccante,
e non hai vie d'uscita
perché, nel cuore appreso,
in questo attendere
anche in un solo attimo,
l'emozione di amici che partono,
figli che nascono,
sogni che corrono nel mio presente,
io sono vivo
e tu, mio dolore,
non conti un cazzo di niente

Ti ho conosciuto dolore in una notte di inverno
una di quelle notti che assomigliano a un giorno
Ma in mezzo alle stelle invisibili e spente
io sono un uomo….e tu non sei un cazzo di niente!
Roberto Vecchioni

 



24 commenti:

  1. Una meraviglia, questo film.
    Mi ha emozionato - completamente - un mondo.

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    1. Vero! Particolarmente emozionante, soprattuto per i temi!

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  2. Insieme a It Follows sembra essere l'horror dell'anno.
    Io ancora non li ho visti, ma non so se riuscirò a resistere nel frattempo che escano in Italia.

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    1. It follows non l'ho visto! Credo mi piacerebbe meno. Questo merita!

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    2. It Follows l'ho schifato, inutilissimo.

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    3. Da quel che ne ho letto non è proprio il mio tipo ;)

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  3. Anch'io sospetto mi piacerebbe meno, ma se avrò tempo e ispirazione lo recupererò di sicuro! :)

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  4. Più bell'horror visto lo scorso anno. Brividi!!

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  5. Piaciuto un botto pure a me! Ottima analisi :)

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  6. Uno dei migliori horror degli ultimi anni, forse perchè horror non è propriamente.
    Bravissimi i due protagonisti, anche se, considerate le aspettative, io l'ho trovato leggermente inferiore a quello che lasciavano presagire le recensioni.

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    1. è piaciuto anche a me proprio per quello!
      Fortunatamente non avevo particolari aspettative, mi ispirava e basta.

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  7. Io ancora non l'ho visto e penso che non me lo lascerò affatto scappare!
    Dopo la delusione di Insidious poi...

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    1. Insidious non è passato tra i film che voglio vedere. Questo merita una visione! :)

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  8. Uscirà a breve nelle sale e non vedo l'ora di guardarlo dato che tutti ne parlano più che bene.

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    1. Particolare e bello! E con gli horror sono pignolissima io: nella lista di quelli che mi piacciono ce ne sono ancora pochi. ;)

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  9. Il Babadook non regge il confronto col calderone che ribolle nell'animo della madre. Fa molta più paura questo, che non l'entità oscura che passeggia di notte nei corridoi dell casa.
    Bellissimo film, splendido dramma travestito da horror.

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    1. Esattamente, è questa la particolarità e la bellezza del film. Il mostro che appare è il tradizionalissimo uomo nero, il mostro che racconta se seguiamo la metafora è tremendo ed è reale.

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    2. Assolutamente d'accordo ;)

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  10. Gran bella recensione Sam, complimenti.
    E proprio nelle prime righe dici una cosa decisiva, un "nodo alla gola".
    Credo sia la metafora perfetta ripensando al gesto continuo che fa la madre e a quel vomito finale.
    Brava, molto intelligente e profonda

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    1. Grazie mille!
      Vero, la metafora è davvero curata fino al più piccolo dettaglio. Molto bello

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  11. A me da questo film ha allontanato di brutto il bambino,odioso dalla prima all'ultima scena,e la madre mi ha troppo ricordato la mia(che pure non aveva la scusa di traumi simili per comportarsi come ha fatto),dandomi una sensazione di angoscia e agitazione davvero fastidiose.
    Certo che lei è proprio brava,però.

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    1. bhe i traumi non sono poi una scusa, sono solo traumi... il film non raccontava nulla di facile per svariati motivi, il tuo poteva essere uno di questi, capisco che non fosse per tutti!
      Non è mica colpa del bimbo, lo hanno scritto così ;D

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